Vangelo del giorno meditato
«Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente: ha innalzato gli umili.»

Vangelo del giorno meditato
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Vangelo del giorno meditato
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Vangelo del giorno meditato
«Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente: ha innalzato gli umili.»

31Lc 1,39-56

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Allora Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

Parola del Signore

 

 


 

Il mondo: l’Apocalisse delinea un mondo non proprio tranquillo e benevolo…
Sembra piuttosto un campo di battaglia, dove il sangue scorre a fiumi, le forze del male danno parecchio filo da torcere a quelle del bene e queste ultime son tutt’altro che misericordiose a ben disposte nei confronti di noi, poveri mortali peccatori. Gli angeli, poi, sembrano peggio dei demoni!
Alla fine della fiera non si sa se sia peggiore il Male, oppure il Bene che reagisce contro il Male, compiendo malvagità e disastri più di quanto sia capace il Male… Ma tant’è!
E veniamo al famosissimo affresco della Donna vestita di sole: si tratta di una delle pagine più suggestive della S.Scrittura, che hanno ispirato i maestri dell’arte antica e moderna, poeti e visionari… Evidente la valenza simbolica del racconto. L’errore peggiore che potremmo fare, per esorcizzare lo spettro della paura, è concludere che…tanto e noi non capiterà. Invece, una lettura meno catastrofica dei fatti, pertanto più vicina a noi, ci sarebbe di grande aiuto: per esempio, chissà quante volte abbiamo sentito giovani coppie di sposi che confessavano di desiderare, sì, un figlio (o un secondo figlio)…”ma che cosa gli offre questo mondo? solo problemi! e allora, perché metterlo al mondo? per sentirlo maledire il giorno che è nato? Dio ci scampi e liberi!!”.
Ecco, quel drago rosso che sputa fuoco e avvelena la terra a colpi di coda rappresenta tutto il male che c’è nel mondo e che continuamente tenta di scoraggiare la vita a generare nuova vita.
Ma, vedete, è proprio questo il fine del Male: uccidere la vita, oppure impedirle addirittura di nascere, il che è praticamente lo stesso. Al contrario, essere vitali, manifesta l’amore fecondo, credere che la vita vince sul male, per il fatto stesso che nasce, cresce e si moltiplica. È l’unica forza che abbiamo per contrastare l’istinto di morte, con tutto ciò che lo rappresenta e lo diffonde come morbo maligno.
E così accadde: la donna dell’Apocalisse partorì suo figlio, destinato a governare il mondo con scettro di ferro: cioè, nella fatica e nel dolore, non negli agi di un palazzo reale; a proposito, credo che tutti ricordiate la recente nascita dell’ultimo erede al trono di Inghilterra, elevato ad evento mediatico di portata planetaria, in vero tormentone estivo… Beh, non vorrei fare la figura del retorico bigottone. Ma a me mi pare una vergogna!…
Tornando all’Apocalisse, la donna vince! La vita vince! La vita regna!
Certo, si tratta della logica cristiana, quella che risuona la domenica di Pasqua nelle note dell’omonima sequenza: “Il re della vita, morto, regna vivo!”.
Anche san Paolo canta questa verità tanto esaltante quanto paradossale, nella lirica che abbiamo or ora ascoltato: “Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti!”: di primo acchito, io avrei scritto “…primizia di coloro che son risorti”: ma sarebbe stato ancora un pensiero umano-solo-umano…
La fede cristiana ci insegna a credere che la morte è il preludio della risurrezione, sta già dalla parte della vita eterna, è il primo passo nella vita eterna!
Quanta strada dobbiamo ancora fare per convertire le nostre convinzioni alla Verità del Vangelo!
Maria, lei sì che aveva fede! sempre che abbia veramente pronunciato lei le parole del Magnificat, Maria ne aveva catervatim di fede…per magnificare le opere meravigliose dell’Onnipotente, il trionfo dei poveri, il rovesciamento dei ricchi, la vittoria degli umili e la fine miseranda degli orgogliosi…
Grande fede e ancor più grande speranza!
E sì, perché il Magnificat è una vera e propria profezia: come tale possiede un primo livello di significato di ordine storico, immediato, e un secondo livello di significato teologico che va oltre il tempo presente e abbraccia tutta l’umanità, di ogni tempo e di ogni luogo.
Pronunciando il Magnificat, Maria si riferisce immediatamente alla grazia della maternità che Dio ha fatto ad Elisabetta, sul finire della sua vita. Questo è appunto il primo livello della profezia, intrastorico, potremmo chiamarlo. Quella gravidanza inaspettata e umanamente impensabile, rimette in gioco le parte, crea un movimento di pensiero che coinvolge tutta la regione montagnosa della Giudea. La fede di quegli abitanti, considerati ultimi tra gli ultimi, periferia del mondo, direbbe Papa Francesco, rivive nel bambino avuto dal vecchio sacerdote Zaccaria e dalla sua anziana sposa. Una fede messa subito alla prova dalla scelta del nome con il quale il bambino si sarebbe chiamato: Giovanni. Conosciamo tutti il destino di Giovanni, per la missione a lui affidata dal Cielo, e il martirio affrontato con coraggio e coerenza evangelica.
Il terremoto emotivo e religioso che quel bambino scatenò in casa sua e nei villaggi limitrofi, si sarebbe esteso dopo circa trent’anni a tutto Israele, creando non poco imbarazzo da parte delle autorità religiose e politiche. Del resto, la fede vera suscita anche imbarazzo, coglie sempre di sorpresa, va controcorrente… tutte cose che sappiamo… altro, però, è viverle!
Il secondo livello di significazione del Magnificat, quello ultrastorico, o metastorico, ci riguarda direttamente. Questo canto che san Luca forse ha trovato, lui stesso, e successivamente inserito nel testo del Vangelo, funziona da segno di contraddizione, sasso di inciampo, costringendoci ad un esame di coscienza onesto e radicale. Un po’ come le Beatitudini pronunciate da Gesù nel famoso discorso della montagna, e riportate da Luca al capitolo 6.
Se vogliamo accettare la sfida di convertirci al Magnificat, passando da una semplice conoscenza del testo – quasi tutti lo sappiamo a memoria – alla pratica dei contenuti, ebbene, questo è il momento giusto per farlo.
E l’odierna solennità non sarà passata invano.

 

(fr. Massimo Rossi)

 

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