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«Chi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo»

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«Chi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo»

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Lc 14,25-33

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro:
«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.
Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”.
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.
Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».

Parola del Signore

 


Paolo ha appena affermato che è Dio ad operare in noi suscitando il volere e dando la possibilità di operare conformemente ai suoi disegni di amore. È l’indispensabile trampolino di lancio che permet-te di tuffarsi nell’esaltante avventura di una vita conforme all’immagine divina impressa in noi.
Dio pone le premesse, senza con questo sostituirsi all’uomo, anzi coinvolgendolo attivamente e in modo determinante. Quel: “Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza” della Genesi, non riguarda solo l’intervento trinitario: a ogni essere umano che si affaccia alla vita è affidato il compito esaltante e impegnativo di sviluppare il germe divino posto in lui dal Creatore. “Facciamo l’uomo” Dio ci ripete ogni giorno. Collabora con la grazia perché la realtà filiale si affermi ed emerga: dono e conquista, indicibile grandezza e impegno.
La certezza che ciò è garantito dalla sollecita presenza di Dio, permette di slanciarsi, senza pavide esitazioni, in una vita scevra di negatività. Il limite che ci segna farà ancora sperimentare il persistere della debolezza, si conosceranno ancora le umilianti cadute. Ma – ricorda Paolo – tutto concorre al bene di chi è amato da Dio. Anche da queste, allora, Egli saprà trarre un bene, fosse anche solo quello di farci crescere nell’umile consapevolezza che siamo figli ma non siamo Dio, che tutto ci è possibile grazie al suo aiuto ma non siamo onnipotenti.
L’impegno di vivere secondo la dignità ricevuta associato a quello di rialzarci prontamente dopo ogni caduta, per riprendere il cammino con rinnovato slancio, sarà per i fratelli luce che incoraggia, infonde speranza e, senza parole, sollecita a mettersi in cammino.

Nella mia pausa contemplativa, mi lascerò illuminare da questa parola per rilanciare il mio cammino di figlio di Dio.

Sostieni la mia debolezza, Signore, perché rimanga saldamente ancorato alla tua parola e viva conformemente ad essa, lasciando espandere la mia realtà filiale. Sarò così luce per chi mi vive accanto.

 

(Movimento Apostolico)

 

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