Meditiamo il Vangelo di oggi
«Questi è il Figlio mio, l’amato.»

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Meditiamo il Vangelo di oggi
«Questi è il Figlio mio, l’amato.»

Mc 9,2-10
+ Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli.
Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati.
Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro.
Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.

Parola del Signore

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padre Antonio Rungi
Trasfigurarsi con la preghiera

Il 6 agosto di ogni anno, con data fissa, celebriamo la festa della Trasfigurazione di nostro Signore Gesù Cristo sul Monte Tabor, davanti a testimoni come Elia e Mosè e davanti agli apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni. Questa festa è meglio conosciuta come la festa del SS. Salvatore e in alcune zone come la Festa del Volto Santo di Gesù.

E’ una festa importante da un punto di vista cristiano, molto sentita dal popolo santo di Dio, perché ci riporta ad uno dei momenti più belli vissuti da Gesù e dai tre apostoli sul monte della gloria. E’ la festa del paradiso, ma anche della Passione di Cristo. Una festa che ci offre l’opportunità in questo mese di agosto di riflettere sul significato non solo della trasfigurazione di Cristo, ma sulla nostra trasfigurazione. Ogni tempo è favorevole perché nella nostra vita ci possiamo e dobbiamo trasfigurare, cioè cambiare in meglio il nostro visto spirituale, ma l’estate ha una carica in più, perché questo possa avvenire, trasformandoci in attenti cristiani che danno spazio alla vita spirituale e che salgono sul monte, insieme a Gesù, a contemplare e a pregare. L’importanza della preghiera e della contemplazione per ogni cristiano è fuori discussione. Senza la preghiera che è il respiro e l’ossigeno dell’anima, difficilmente possiamo affrontare il buon combattimento della vita quotidiana. Certo Gesù, dove aver manifestato la sua gloria, al punto tale che i tre privilegiati apostoli chiedono al Signore di continuare a stare lì, ritornano nel volto della sua umanità e nel volto della sua sofferenza. Riprende il cammino e scende giù a valle, perché l’attende la scalata di un’altra importante montagna, quella del calvario, alla quale fa riferimento riportando alla realtà anche i suoi gioiosi e felici discepoli.

Sull’esempio di Gesù, anche noi dobbiamo scendere dall’esperienza della contemplazione, dell’isolamento, del silenzio, della tranquillità, dai nostri veri o presunti paradisi e non solo spirituali, in quanto ci attende la vita di ogni giorno con le sue gioie e i suoi affanni, con le sue croci e con i vari calvari da salire. La sequela di Cristo passa attraverso l’assunzione della croce. Chi vuol venire dietro a me prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Ecco l’essere vicino a Gesù, dopo la trasfigurazione sperimentata nella preghiera e nella contemplazione, magari nel silenzio e nella solitudine di un eremo, di un convento, di un ritiro, si può trasformare in un tempo per stare a valle, vicino alle sofferenze degli altri. Oppure, in opposizione allo stile di vita di Gesù, si può trasformare in un tempo di distrazioni, che normalmente ci offre, soprattutto il mese di agosto, dimenticandoci di Dio e della carità verso gli ultimi e i sofferenti. Non si comprende il Tabor senza comprendere la valle delle lagrime, come recitiamo nella preghiera mariana della Salve Regina. “A te sospiriamo, gementi e piangenti in questa valle di lagrime”.

Stare a valle, ridiscendere dal monte ha anche esso un significato cristiano, se scendendo dopo l’esperienza della preghiera noi possiamo incontrare i volti sofferenti dei nostri fratelli ed asciugare le loro lagrime, spesso nascoste per dignità da questi nostri fratelli e sorelle che sono nella sofferenza e che, per non essere di peso agli altri si tengono tutto per sé custodendo gelosamente, come Maria che conservava tutto nel suo cuore, le loro piccole o grandi sofferenze. Trasfigurarsi con la preghiera è salire con Gesù sul Monte Tabor e contemplare la gioia eterna del volto luminoso di Dio, ma anche salire il Monte del calvario, dove la preghiera di Gesù sull’altare della Croce è espressa attraverso le sette parole che il Maestro pronuncia mentre sta a offrire il suo sangue per noi, per redimerci da ogni colpa ed aprirci le porte del Paradiso, una volta per sempre, e non solo per un breve tempo, come quello sperimentato dagli apostoli sul Monte della gioia. Scrive san Giovanni Paolo II, Papa, nell’Esortazione apostolica “Rosarium Virginis Mariae”, nel presentare i contenuti teologici del mistero luminoso della Trasfigurazione che “Mistero di luce per eccellenza è poi la Trasfigurazione, avvenuta, secondo la tradizione, sul Monte Tabor. La gloria della Divinità sfolgora sul volto di Cristo, mentre il Padre lo accredita agli Apostoli estasiati perché lo ascoltino (cfr Lc 9, 35 e par) e si dispongano a vivere con Lui il momento doloroso della Passione, per giungere con Lui alla gioia della Risurrezione e a una vita trasfigurata dallo Spirito Santo”.

Sia questa la nostra preghiera, oggi, davanti al volto luminoso di Gesù sul Monte Tabor e del volto sanguinante del Salvatore sul monte del Calvario:

Sul monte del dolore,
Tu, Signore della Croce,
sei salito per amore,
salvando il mondo intero
dalla vera sofferenza.

Gesù, vittima pasquale,
che ti sei donato al Padre,
in totale obbedienza
alla sua volontà,
fa’ che la nostra vita
sia in obbedienza
alla volontà di Dio.

O Gesù, morente sulla Croce,
non permettere a questo mondo
di dimenticare il tuo dolore,
causando morte e distruzione
in odio alla religione.

Guarda dalla Croce
coloro che portano tante croci,
dalle più leggere alle più pesanti,
senza lamentarsi mai.

Proteggi la sofferenza innocente
di tanti bambini, donne ed uomini
che soffrono in ogni parte della terra,
senza avere il minimo concorto
da quella carità fraterna
che spegne il fuoco
di ogni sofferenza.

Fa’ che noi, viandanti della croce
e con la croce,
pellegrini del dolore,
che si lamentano
di ogni minimo dolore,
sappiamo guardare alla tua Croce
e nella preghiera di ringraziamento,
rinnovare l’impegno di seguirTi
fino al Calvario,
ben sapendo che chi vuole venire dietro a Te,
deve prendere la sua croce,
ogni giorno
e camminare speditamente
verso le alte mete
dell’amore e dell’oblazione.

Signore della Croce,
donaci la forza
di portare con dignità
le nostre croci quotidiane,
quelle che Tu ci doni
per amore e per purificazione,
quelle che ci arrivano inaspettate,
dalla nostra condizione umana.

Signore della Croce,
abbi pietà di noi peccatori,
di noi che abbiamo
messo sulle spalle degli altri
le nostre croci
perché incapaci di amare e di sacrificarci per gli altri.

Signore della Croce,
dona pace al nostro cuore
inquieto ed irrequieto, finquando,
rassegnandosi alla tua volontà,
non riposa in Te per l’eternità. Amen.

(Preghiera di padre Antonio Rungi)

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