Vangelo del giorno meditato
“Vegliate, per essere pronti al suo arrivo.”

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Vangelo del giorno meditato
“Vegliate, per essere pronti al suo arrivo.”

Mt 24,37-44
+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.
Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

Parola del Signore

 


 

…Meditiamo…

 

Come vivere questa Parola?

Lectio

Con questa domenica cominciamo un nuovo anno liturgico, l’anno A. Nelle domeniche di quest’anno ci accompagnerà il vangelo di Matteo.

Il brano di questa domenica fa parte dell’ultimo dei cinque discorsi che occupano gran parte del vangelo di Matteo. Si tratta del discorso escatologico, che si trova al capitolo 24°. Davanti al tempio Gesù aveva detto ai suoi discepoli che esso sarebbe diventato un mucchio di rovine. Il gruppo di Gesù e dei discepoli si trasferisce poi sul monte degli Ulivi e costoro chiedono quando sarebbero accadute queste cose, quale sarebbe stato il segno della sua venuta e della fine del mondo (Mt 24,1-3). Gesù comincia quindi il discorso escatologico.

Matteo scrisse questo capitolo del suo vangelo in un momento di profonda crisi della sua comunità. Il fervore iniziale si era affievolito, all’esterno continuavano ostilità e persecuzioni, il ritorno di Cristo, che si pensava imminente, tardava a venire. La storia continuava ad essere fatta di soprusi e prevaricazioni. La parola di Gesù sembrava rivelarsi un’utopia o un’amara illusione.

In particolare nel brano che si legge in questa domenica si vede come Matteo cerchi di dare una giusta dimensione alle delusioni e alle illusioni dei suoi fratelli nella fede. Essi forse pensavano che la venuta del Signore avrebbe significato per loro un trionfo e che li avrebbe sollevati dalle loro sofferenze e angosce.

L’evangelista invece ricorda loro che questa venuta avrebbe potuto significare anche un momento di punizione per quanti al ritorno di Cristo non si sarebbero rivelati degni di Lui. Da qui dunque l’invito a vigilare e a perseverare nelle buone opere, vera prova della fede di ogni persona.

37 Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo.

In questo brano Matteo descrive il ritorno di Cristo in termini specificamente apocalittici. Il primo rimando è alla vicenda di Noè, al diluvio universale, narrato in Genesi 6-8. Il secondo elemento è il richiamo al Figlio dell’uomo, un personaggio misterioso di cui si parla in Daniele 7,13-14: un uomo che supera la condizione umana. E’ stato inteso come un personaggio specifico oppure come una personificazione del popolo di Israele. Secondo il pensiero ebraico egli si sarebbe manifestato pienamente nel Messia.

Gesù stesso si era attribuito questo titolo per descrivere le sue umiliazioni, soprattutto quelle della passione (17,22), ma anche per annunziare il suo trionfo escatologico della resurrezione (17,9), del ritorno glorioso e del giudizio (25,31). Questo titolo (Figlio dell’uomo), di sapore aramaico e che in origine significa “uomo”, pone l’accento sull’umiltà della condizione umana. Però poiché Dn 7,13 e l’apocalittica giudaica lo applicano a un personaggio trascendente, d’origine celeste, che riceve da Dio il regno escatologico, il termine suggeriva la figura del Messia. La dichiarazione esplicita pronunciata da Gesù davanti al Sinedrio (26,64), doveva dissipare ogni equivoco.

38 Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca,

Matteo cita qui l’esempio dei tempi di Noè non tanto per sottolineare la dissolutezza di quanti vissero prima del diluvio (anche se può sottintenderla) ma perché essi si interessavano solo alle realtà quotidiane e non avevano fatto caso a ciò che era più importante. La distrazione, la noncuranza e la superficialità impedirono loro di intravedere l’arrivo del diluvio. Le frasi usate indicano la tranquilla e scontata routine della vita di uomini e di donne nelle azioni più ordinarie, senza lasciarsi inquietare dall’evento che stava maturando; la disattenzione che li ha assorbiti è coincisa con il loro annegamento.

39 e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo.

Il ritorno del Signore qui è presentato non in termini consolatori ma di giudizio e di punizione, come lo fu il diluvio che si abbatté sui prevaricatori delle origini (Gn 6,6-7).

40 Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. 41 Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.

Chi sarà degno di entrare nel Regno di Dio? Non è questione di posizione sociale, di professione, di sesso.

Due persone che si dedicano alla stessa attività, siano uomini siano donne, verranno giudicati diversamente. Uno sarà degno di essere preso, cioè salvato, l’altro sarà lasciato in balia della catastrofe.

Anche qui sono descritte delle persone che stanno compiendo le normali occupazioni quotidiane, ma evidentemente diverso è il loro applicarsi ad esse e diverso è il giudizio che di loro fa il Signore, che conosce i cuori e i sentimenti. In quel momento la pazienza divina, che tollera la convivenza di grano buono e zizzania, pesci buoni e cattivi, con il Figlio dell’uomo procederà ad un’inevitabile e definitiva scrematura.

La proporzione non è matematica (solo il cinquanta per cento sarà salvato?), ma è solo indicativa.

42 Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà.

Per rafforzare la sua esortazione a vigilare, riporta la parabola del ladro. Dopo aver paragonato la venuta del Figlio dell’uomo al diluvio, Matteo ne parla come dell’arrivo di un ladro. Sarà un incontro di giudizio e non semplicemente consolatorio. L’aspetto calamitoso rievoca il tema della fine o della parusia condannatoria, mentre il richiamo all’incertezza del giorno e dell’ora anticipa la parabola del servo infedele (v. 50). Vegliate non significa tanto il non dormire, ma il tenersi pronti. Significa rimanere svegli, quasi in agguato, in una costante presenza di spirito che si fa spia e desiderio del futuro di Dio, spazzando via stanchezza, noia e diversivi. Altrove nel NT viene espressa con i sinonimi di lucidità o di sobrietà (1Ts 5,6-8 – 1 Pt 1,13; 5,8). In greco il verbo deriva da ?risvegliarsi’ usato per l’alzarsi in piedi, che è la risurrezione; dunque non adagiarsi, ma restare ?risorti’ prima del giorno che segnerà l’incontro con il Risorto.

43 Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa.

In Palestina la notte veniva misurata in quattro tempi chiamati veglie: la prima, sera (dalle 18.00 alle 21.00), la seconda, mezzanotte (dalle 21.00 alle 24.00), la terza, canto del gallo (dalle 24.00 alle 3.00), la quarta, mattino (dalle 3.00 alle 6.00).

Il verbo scassinare letteralmente si tradurrebbe “traforare”. E’ un termine che ben si adatta alle case di campagna palestinesi fatte con malta di fango o di paglia. Può anche indicare un buco scavato sotto il muro per entrare nella casa.

44 Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo.

Le parole di Gesù si rivolgono direttamente ai discepoli e con esse Matteo interpella i cristiani, affinché non vengano condannati come sarà condannato Israele. Se Israele ha concluso nell’infedeltà la sua lunga storia, intessuta di attestati di benevolenza divina, la stessa sorte può toccare anche ai cristiani, se non percorrono una strada diversa. Il richiamo alla vigilanza e al timore è l’unica via per non essere colti di sorpresa al sopraggiungere della calamità che potrebbero mettere in pericolo la propria adesione a Cristo. Il termine è “diventate pronti”, esprime sollecitudine, disponibilità e risolutezza che vanno alimentate. Si tratta, come dirà la 2a Lettera di Pietro di ?affrettare il giorno del suo ritorno’ con un comportamento degno di persone che vivono orientate dalla presenza di Dio, prima dell’ingresso nel giorno sena fine del suo Regno (2Pt 3,11- 15). Questo è ciò che caratterizza il credente.

Meditatio

– Capita anche a me di lasciarmi prendere troppo dalle occupazioni quotidiane o di andare in cerca di distrazioni e di non essere attento/a alla Parola del Signore e ai segni dei tempi?
– Cosa significa per me “vegliare e stare pronto/a”?
– Cosa penso a riguardo del momento della mia morte?

Preghiamo

(Colletta della 1a domenica di Avvento, anno A)
O Dio, Padre misericordioso, che per riunire i popoli nel tuo regno hai inviato il tuo Figlio unigenito, maestro di verità e fonte di riconciliazione, risveglia in noi uno spirito vigilante, perché camminiamo sulle tue vie di libertà e di amore fino a contemplarti nell’eterna gloria. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

 

 

 

 

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