Vangelo del giorno meditato
” Il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.”

Vangelo del giorno meditato
“Il Figlio dell’uomo viene consegnato. Se uno vuole essere il primo, sia il servitore di tutti.”
25 Febbraio 2020
Vangelo del giorno meditato
” Chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà.”
27 Febbraio 2020

Vangelo del giorno meditato
” Il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.”

 Mt 6,1-6.16-18
+ Dal Vangelo secondo Matteo
Sulla Tua Parola

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.
Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipòcriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando pregate, non siate simili agli ipòcriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipòcriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

Parola del Signore


Salita, semplicità e vittoria

La salita e la semplicità sono luoghi caratteristici del cammino penitenziale di Quaresima. Entrambe sono consequenziali l’una all’altra e sfociano nell’unico obiettivo della gioia.
Osserviamo infatti Elia mentre si incammina verso il monte Oreb, lo stesso in cui Mosè aveva ricevuto la rivelazione divina e la vocazione di liberatore del popolo dall’Egitto (Es 3, 1 – 4. 17) e vi era anche salito per ricevere da Dio le tavole della Legge (Es 19, 10 ess.): Elia vi è giunto dopo un cammino di 40 giorni e di 40 notti e dopo avervi percorso il difficilissimo percorso in salita (1Re 19, 9). Il monte Oreb (detto anche Sinai) ancora oggi è caratterizzato da un faticoso itinerario definito dei “passi della penitenza”, che prevede un percorso di salita irta e assai faticosa, a piedi e in compagnia dei beduini.
Anche Mosè vi era salito, come pure altri profeti interessati dai monti (luoghi della manifestazione divina) avevano affrontato il cammino in salita sul monte. il Tabor è la dimensione geografica nella quale Pietro, Giacomo e Giovanni fanno esperienza della divinità di Cristo nel fenomeno della trasfigurazione, mentre l’annuncio delle Beatitudini secondo la versione matteana scaturisce dalla cima di una montagna. Dappertutto il monte è luogo della manifestazione del divino all’umano, nel quale Dio, rivelandosi, svela anche all’uomo la realtà di se stesso, tuttavia comporta sempre un ripido e sacrificato itinerario. Che Elia lo abbia percorso dopo 40 giorni e 40 notti di cammino (tempo simbolico di attesa e di privazione) sottende alla realtà della fatica umana e della rinuncia, del deserto morale e della privazione anche fisica, della pena e del sacrificio a cui tutti siamo soggetti.
Alla pari di Elia, ciascuno di noi è chiamato a percorrere la propria ascesa verso il Signore, combattendo contro se stesso e contro ogni sorta di sfida e di provocazione propinata dall’oggi.
Anche le prove e le tentazioni costituiscono il nostro cammino in salita verso il Signore e le devianze spirituali sono all’ordine del giorno nell’itinerario della nostra comunione con Dio.
La prima iniziativa della chiamata è sempre quella di Dio, che ci invita alla comunione con sé e non si arrende alle nostre reticenze e alle nostre refrattarietà: lui ci chiama a conversione e realizza il suo appello semplicemente amandoci e auto comunicando se stesso con noi. Amos e Osea ci ragguagliano rispettivamente della realtà che Dio è Giustizia e Amore nei nostri confronti e allo stesso tempo del fatto che queste Virtù vengono da lui esercitate gratuitamente, in un rapporto di estrema confidenza e spontaneità in cui Egli stesso si propone per primo. Ciò nondimeno la risposta umana all’appello di conversione è sempre un cammino ostile e tormentato, che dà l’idea della salita ripida e tortuosa.
Ciò tuttavia non dev’essere per noi motivo di disanimo e di scoraggiamento, perché il Signore ci dona sempre lo stesso sostegno alimentare di cui al ginepro di Elia: se per noi il cammino è molto lungo, ci viene alleviato dal sostanziale alimento del pane, che per nostro singolare privilegio è anche pane vivo disceso dal Cielo, lo stesso Dio che entra nella storia per farsi nostro alimento: Eucarestia. Con la forza di questo cibo e di tanti elementi di grazia, siamo sostenuti nel percorso del monte, siamo avvinti dalla perenne nube divina che ci avvolge mostrandoci motivi di sicurezza e di costanza.
La vicenda di Elia non si esaurisce infatti nella sola salita del monte, ma nell’incontro con Dio che gli si manifesta e che lui vede faccia a faccia, speditamente e senza ostacoli o impedimenti. E l’incontro avviene non già in episodi sproporzionati e immensi, non in fatti eclatanti o in avvenimenti sensazionali, ma nelle piccole circostanze della vita, quali “il mormorio di un vento leggero”. Certo, chiunque sarebbe propenso a percepire la presenza di Dio in eventi vorticosi e rilevanti: di fronte alla straordinaria potenza di un vento impetuoso capace di distruggere perfino le rocce, o di un terremoto improvviso, o ancora di un fuoco dirompente, chi non penserebbe immediatamente ad una manifestazione insolita da parte di Dio? Da aggiungersi peraltro che nella Scrittura fuoco, vento e terremoto sono elementi costitutivi della manifestazione straordinaria del divino (Cfr per esempio At 2, 1 -6) e pertanto per il nostro profeta sarebbe stato del tutto legittimo e comprensivo riscontrare il Signore in uno di questi fenomeni. Eppure Egli non si manifesta nel vento, nel fuoco o nel terremoto, bensì in una folata di vento leggero, che indica la semplicità della familiarità con il Signore che egli stesso ci comunica e che a noi non resta che cogliere a piene mani come dono dal valore inestimabile.
La semplicità con cui è possibile incontrare Dio nella nostra vita è molto più fruttuosa di agognati miracoli ed eventi straordinari perché il Dio di Gesù Cristo è il Dio della vita e per ciò stesso della concretezza dei rapporti e delle relazioni. Il Dio che ha vissuto nell’Incarnazione l’elemento umiliazione salendo egli stesso carico della croce sul Golgota per essere sottoposto al vituperio del personale del dolore e della morte è il Dio che manifesta la sua forza proprio in ciò che noi consideriamo debolezze e impassibilità (1Cor 1, 25).
Se il nostro itinerario quaresimale è caratterizzato da continui percorsi in salita e da apparenti sconfitte, non ci abbandona il sostegno di Dio Padre che in Cristo rafforza e alimenta il nostro cammino, per conseguirci la gloria e la ricompensa di una vita piena nella gioia del Risorto. La Quaresima possa essere allora per tutti una grande opportunità di vittoria.

 

(padre Gian Franco Scarpitta)

 


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